Un albero unico

Par Magazine Avventista

Alcune persone cercano di qualificare la parola “unico”. Poiché “unico” significa uno solo, qualcosa che esiste in un solo esemplare, è scorretto dire, per esempio, che qualcosa è “molto unico”. Qualcosa o qualcuno è unico oppure non lo è affatto. In un certo senso, ogni essere umano che è venuto al mondo è stato ed è unico. Perfino i gemelli identici hanno qualcosa, qualche caratteristica che li rende diversi dal proprio gemello. 

Dunque, qual è il punto a cui voglio arrivare? Semplicemente questo: è esistito, esiste ed esisterà un albero che non ha un’origine botanica.

In Genesi 3:22 Dio dice: “Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi, quanto alla conoscenza del bene e del male. Guardiamo che egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell’albero della vita, ne mangi e viva per sempre”. Poiché Adamo ed Eva avevano peccato, il loro destino era la morte, così Dio pose un angelo a custodire l’albero della vita affinché i nostri primi genitori non potessero più avervi accesso. 

Molti anni dopo il diluvio, quando Salomone scrisse i suoi proverbi, fece riferimento a un albero della vita per sottolineare un aspetto importante della saggezza. In Proverbi 3:18 egli scrive che la saggezza “è un albero di vita per quelli che l’afferrano”, mettendo in evidenza il valore della saggezza. Notate che egli parla di “un albero di vita”, non di “l’albero della vita”. Salomone usa la stessa metafora anche quando si riferisce al giusto: “Il frutto del giusto è un albero di vita, e il saggio attira a sé le persone” (Proverbi 11:30). 

Nella Bibbia, soprattutto nell’Antico Testamento, ci sono moltissimi riferimenti agli alberi. Alcuni di questi passi si riferiscono alla longevità degli alberi, che possono vivere centinaia, perfino migliaia di anni. Isaia parla di alberi longevi, affermando che “i giorni” del popolo di Dio saranno come la durata della vita di un albero, ma non solo di qualche centinaio o migliaio d’anni: saranno eterni (cfr. Isaia 65:22). 

È solo nel libro dell’Apocalisse che l’albero della vita viene menzionato di nuovo. A quanto pare, Dio ha portato questo albero in cielo, poiché viene usato l’articolo determinativo: si parla di “l’albero della vita”. C’è un solo albero della vita: quello che Dio aveva posto nell’Eden, lo stesso a cui si fa riferimento migliaia di anni dopo, in cielo. 

Ne parla lo stesso Cristo nel messaggio alla chiesa di Efeso. Apocalisse 2:7 dice: “A chi vince io darò da mangiare dell’albero della vita, che è nel paradiso di Dio”. 

Arriviamo poi all’ultimo capitolo dell’Apocalisse, dove troviamo un dettaglio sull’albero che non è riportato altrove: “In mezzo alla piazza della città e sulle due rive del fiume stava l’albero della vita. Esso dà dodici raccolti all’anno, porta il suo frutto ogni mese e le foglie dell’albero sono per la guarigione delle nazioni” (Apocalisse 22:2). 

Questo testo ci dice che l’albero della vita è diviso in due parti, una su ciascun lato del fiume della vita. Esso produce 12 diversi tipi di frutto, presumibilmente un frutto diverso per ogni mese, e inoltre le foglie dell’albero sono destinate alla guarigione. Normalmente le foglie di un albero non si mangiano; quindi, in qualche modo, forse le foglie dell’albero della vita “guariscono” i salvati, contribuendo forse a restituire loro quella piena statura che avrebbero avuto se il peccato non fosse entrato nel mondo. 

L’ultima menzione dell’albero della vita si trova in Apocalisse 22:14, un testo meraviglioso che ci incoraggia a far parte della moltitudine che mangerà di quest’albero e godrà l’eternità di Dio con lui: “Beati quelli che lavano le loro vesti per aver diritto all’albero della vita e per entrare per le porte della città!”. L’albero della vita, con frutti non solo portatori di vita ma anche perfettamente deliziosi, è pensato per donarci un vigore celeste che, ne sono certo, ci piacerebbe avere già adesso. 


Di William Ackland, uno scrittore oggi in pensione a Cooranbong (Nuovo Galles del Sud).

Fonte: https://record.adventistchurch.com/2026/01/27/a-unique-tree/

Traduzione: Tiziana Calà

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