Porgi l’altra guancia

Par Magazine Avventista •

Non è generalmente in discussione il fatto che l’espressione “porgi l’altra guancia” si trovi o meno nella Bibbia. Direttamente da Matteo 5:39, si tratta delle parole di Gesù stesso e sembrano riassumere ciò che significa essere cristiani. Qualcuno ti fa bullismo in ufficio? Porgi l’altra guancia. Problemi familiari? Porgi l’altra guancia. Un amico ha detto qualcosa di brutto su di te alle tue spalle? Porgi l’altra guancia.

Gesù ha detto queste parole, quindi non c’è altro da aggiungere. Giusto?

Non proprio. Il fraintendimento non riguarda il fatto che sono nella Bibbia, bensì l’interpretazione delle parole stesse.

Il versetto dice: “Se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra”. La reazione naturale potrebbe essere quella di restituire lo schiaffo: il classico “occhio per occhio”. Il versetto 38 richiama Esodo 21:24: “Occhio per occhio, dente per dente”, una legge data agli Israeliti per porre fine alle spirali di vendetta e a punizioni sproporzionate rispetto al reato.

Eppure, Gesù va oltre. Invitando le persone a porgere l’altra guancia, dice loro di non reagire nello stesso modo. Ma questo non significa neppure accettare passivamente il male che viene fatto loro.

Nel mondo antico, si schiaffeggiava qualcuno solo con la mano destra. Uno schiaffo con la mano destra sulla guancia destra (si noti che Gesù specifica quale guancia) era uno schiaffo dato con il dorso della mano: un gesto degradante e umiliante, spesso rivolto a schiavi o a persone considerate inferiori. Era un insulto terribile.

Girando il capo, si espone la guancia sinistra a chi ha fatto il gesto aggressore. Uno schiaffo sulla guancia sinistra con la mano destra è invece dato a mano aperta: uno schiaffo tra pari. Porgere l’altra guancia non significa soltanto subire l’abuso, ma è un modo per difendersi, per dire a chi schiaffeggia che si è suoi pari e che si è degni di dignità e rispetto. È una risposta forte, ma comunque non violenta.

Personalmente, detesto il conflitto. Tendo a compiacere gli altri e difendermi non mi viene spontaneo. Tuttavia, ho imparato a essere assertiva perché, crescendo, mia madre spesso mi spronava a farmi valere. Se qualcuno era cattivo con me, non riuscivo a rispondere sul momento; ma, quando tornavo da scuola turbata, mia madre mi convinceva a tornare il giorno dopo con una risposta che avevo memorizzato e ripetuto, dicendo alla persona che mi aveva ferita come mi sentivo e che non avevo apprezzato le sue parole. In generale, questo sistema funzionava: spesso ricevevo delle scuse, e mi sentivo rafforzata anziché umiliata.

L’espressione “porgi l’altra guancia” viene spesso usata fuori contesto. Ci viene detto di mantenere la pace, di preservare la reputazione e di non denunciare gli abusi, insomma, di perdonare e basta. Ma non andiamo contro il comandamento di Gesù di porgere l’altra guancia quando ci difendiamo, purché lo facciamo con grazia e senza lasciarci prendere facilmente dall’ira. Sentirsi dire “porgi l’altra guancia” può essere estremamente dannoso, soprattutto nelle situazioni di abuso. L’assertività non equivale automaticamente all’aggressività e sebbene possiamo e dobbiamo perdonare, dovremmo comunque adottare misure per assicurarci che, se veniamo feriti, riusciamo a proteggerci dal subire nuovamente del male.

Perciò, usa con consapevolezza l’espressione “porgi l’altra guancia”. Insegna ai tuoi figli ad amare e a perdonare, ma al tempo stesso insegna loro a farsi valere. Stabilisci dei confini quando necessario e allontanati dalle situazioni dannose. Grazie al grande amore di Dio per noi, hai un valore immenso. Comincia ad agire come se ci credessi.


Di Ashley Jankiewicz

Fonte: https://record.adventistchurch.com/2026/07/29/turn-the-other-cheek/

Traduzione: Tiziana Calà

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