La trappola del confronto

Par Magazine Avventista


Recentemente ho avuto una specie di crisi esistenziale. Scrivere questo articolo è stato difficile, ma lo condivido nella speranza che chiunque lo leggerà possa trovarlo di incoraggiamento. Facevo fatica a sentirmi davvero soddisfatto nella vita. Quella che era partita come una buona intenzione (dare una vita migliore alla mia famiglia) era diventato un sassolino nella scarpa, irritante e sempre più scomodo. Oggi, se mi fermo a fare il punto di ciò che il Signore mi ha dato, mi sento benedetto. Ma allo stesso tempo ero caduto nella trappola del confronto. 

Non sono attaccato alle cose materiali. I regali non sono il mio linguaggio d’amore. Indosso ancora le scarpe che ho comprato dieci anni fa e non sento il bisogno di avere l’ultimo modello: finché non si romperanno, andranno benissimo. Per questo motivo, ho sempre pensato che il decimo comandamento non fosse rivolto a me; sapete, il comandamento che riguarda il desiderare le cose altrui. 

Ma guardavo altre persone della mia età che avevano comprato casa e si erano sistemate o che vivevano in altri stati e avevano uno stile di vita che io non potevo permettermi. Alcune cose potevano anche essere spiritualizzate, come trascorrere più tempo con i figli o avere più equilibrio e benessere mentale per essere più in sintonia con Dio.

Ero caduto nella trappola del confronto e, senza rendermene conto, questa cosa mi stava rendendo infelice. Mi faceva dimenticare (o quantomeno confondere) quale fosse la mia chiamata e il fatto che Dio era al comando della mia vita. 

Il cuore del decimo comandamento è il confronto. Desiderare ciò che hanno gli altri parte col confrontare ciò che hai tu e ciò che hanno loro, convincendoti che quello che hanno gli altri sia migliore. 

Il confronto ha sempre fatto parte dell’esperienza umana. 

Israele era il popolo eletto da Dio e gli erano state date istruzioni ben precise su come vivere, ma loro volevano essere come le altre nazioni che li circondavano. 

“Allora tutti gli anziani d’Israele si radunarono e andarono da Samuele a Rama per dirgli: Ecco tu sei ormai vecchio e i tuoi figli non seguono le tue orme; stabilisci dunque su di noi un re che ci amministri la giustizia, come lo hanno tutte le nazioni” (1 Samuele 8:4-5).

C’erano molte altre motivazioni che avrebbero potuto addurre per volere un re, ma quella che viene riportata in questo testo è il desiderio di essere come le altre nazioni. Samuele prova a metterli in guardia: un re li avrebbe tassati e avrebbe preso i loro figli per il suo servizio; ma il popolo non cambia idea. “Il popolo rifiutò di dare ascolto alle parole di Samuele e disse: No! Ci sarà un re su di noi; anche noi saremo come tutte le nazioni; il nostro re amministrerà la giustizia in mezzo a noi, marcerà alla nostra testa e condurrà le nostre guerre” (1 Samuele 8:19-20). 

Sappiamo tutti come è andata a finire. Volevano stabilità e forza militare. Volevano stima e prestigio agli occhi degli altri popoli. Ma i re d’Israele hanno finito per gravare sul popolo, non rispettando le leggi di Dio e conducendo il popolo in guerre senza fine, fino ad arrivare alle invasioni e agli esili. 

Il confronto non sembra sempre un elemento negativo. A volte si insinua nei nostri pensieri lentamente. Tuttavia, può minare la pace e la gioia che un cristiano può trovare quando riposa nella grazia di Dio. 

È molto più facile cadere nella trappola del confronto con i social che ci mostrano solo i momenti migliori e più salienti della vita altrui.

Per uscire da questa situazione, il mio primo passo è stato la consapevolezza. Riconoscere di avere un problema, per poi portare il problema a Dio. Questo significa essere vulnerabili, arrendersi al Signore e confidare che qualsiasi piano abbia per me, è il migliore per la mia anima e per il mio futuro, meglio di qualsiasi cosa io possa immaginare o escogitare da solo. Si tratta di una decisione che ho dovuto prendere più volte, perché la tentazione di inseguire il confronto torna spesso. Devo continuare a scegliere di fidarmi e seguire la sua strada. 

Un antidoto efficace al confronto è la soddisfazione: essere presenti, essere grati, contare le proprie benedizioni, riconoscere le cose che ho e considerarle sufficienti.

Se ti senti intrappolato dal confronto, forse è arrivato il momento di affidare questi pensieri a Dio e di fidarti completamente di lui. Non è facile, ma ne vale la pena.


Di Jarrod Stackelroth

Fonte: https://record.adventistchurch.com/2025/01/30/the-comparison-trap/

Traduzione: Tiziana Calà

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