Ti vedo

Par Magazine Avventista •

L’anno scorso nella mia città è accaduto qualcosa che è venuto alla luce solo pochi mesi fa e che non riesco a dimenticare.

Un giovane senzatetto, Bikram Lama, è morto in un parco pubblico vicino a una delle stazioni ferroviarie più trafficate di Sydney, e nessuno se n’è accorto per sei giorni, nonostante le migliaia di persone che passavano di lì ogni giorno. Bikram Lama era arrivato in Australia dal Nepal come studente, prima di finire per strada e perdere i contatti con la sua famiglia. Poi è morto, e nessuno se n’è accorto.

In città si può scomparire, diventando un volto anonimo in mezzo a una folla di persone che non rivedrai mai più. Anche fuori dalle città la nostra cultura individualista fa sì che molti vivano senza una comunità e una rete di sostegno. Abbiamo creato una cultura in cui ci si prende cura di sé e non di chi ci sta intorno. Il nostro “villaggio” si è rimpicciolito e, di conseguenza, quasi una persona su tre in Australia soffre di solitudine, e non solo in Australia.

Le nostre vite sono anche diventate più veloci. La tecnologia, che avrebbe dovuto semplificarci la vita, l’ha resa più frenetica e stancante. I problemi degli altri ci sembrano un inconveniente quando siamo di fretta. E non solo: la quantità di cattive notizie che riceviamo ogni giorno dal mondo ci fa esaurire la capacità di essere gentili. A volte sembra più facile ritirarsi e decomprimere.

Gesù non ha permesso che quella corsa frenetica gli impedisse di essere gentile. In Luca 8, la Bibbia riporta la storia di una donna che aveva perdite di sangue da 12 anni. Un problema del genere l’avrebbe emarginata dalla società. Considerata impura e indebolita dalla sua condizione, probabilmente viveva per strada. Sola, sfinita e senza futuro, Gesù era la sua ultima speranza.

Dal canto suo, Gesù era molto popolare. Aveva calmato tempeste e guarito persone a destra e a manca, e aveva un seguito considerevole. Nel momento in cui passò accanto alla donna per strada, stava andando a guarire la figlia di un fariseo, qualcuno di importante, di amato, di giovane. La folla lo stringeva da ogni parte e la donna si fece avanti per toccare la veste di Gesù.

In quell’istante, fu guarita. E Gesù lo sentì, anche se non l’aveva ancora vista. “E Gesù disse: Chi mi ha toccato? E siccome tutti negavano, Pietro e quelli che erano con lui dissero: Maestro, la folla ti stringe e ti preme” (Luca 8:45). In pratica: “Ma sei matto? Ti stiamo toccando tutti!”.

La donna si fece avanti, tremante. Probabilmente aveva paura di essere scoperta, sentendosi al tempo stesso euforica per la guarigione; gli raccontò ciò che aveva fatto. Gesù le disse: “Figliola, la tua fede ti ha salvata; va’ in pace” (v. 48).

Nel frattempo, la figlia del fariseo era morta. Questa è un’altra storia, ma ciò che mi colpisce ogni volta che leggo questo racconto è la disponibilità di Gesù a fermare tutto e posare lo sguardo su una donna che aveva perso e guadagnato tutto. Avrebbe potuto andare avanti per la sua strada, ma si fermò e disse: “Ti vedo”.

C’è un’altra storia di una donna, abbandonata e sola: Agar. Dio le si rivelò nel momento del bisogno ed è l’unica nella Bibbia a dare a Dio un nome: Atta-El-Roi, ovvero “colui che mi ha vista” (Genesi 16:13).

Essere visti è la cosa più preziosa e bella della nostra vita. Anche se a volte può sembrare che chi ci sta intorno non ci veda come desideriamo essere visti, c’è qualcuno che ci vede. Gesù vede i nostri difetti, i nostri desideri più profondi, i nostri errori e le nostre gioie, e ci ama immensamente.

Quando accettiamo davvero l’amore di Gesù, cresce in noi il desiderio di condividere quell’amore con gli altri, e quale modo migliore che farsi sentire dalle persone tua vita, siano esse amici o estranei? No, non possiamo aiutare tutti, ma questo non deve impedirci di aiutare qualcuno.

A volte ci tiriamo indietro dall’aiutare gli altri, pensando che ciò significhi doverli sostenere economicamente mentre si accampano nel nostro salotto. Ma spesso tutto ciò di cui le persone hanno bisogno è una parola gentile, un sorriso, un sincero “come stai?”. Una gentilezza, per quanto piccola possa sembrare, non è mai sprecata.

Quindi sii una roccia in mezzo a un fiume di persone. Ferma la folla. Prenditi un momento per guardare qualcuno negli occhi e dire: “Ti vedo”.


Di Ashley Jankiewicz

Fonte: https://record.adventistchurch.com/2026/08/01/i-see-you/

Traduzione: Tiziana Calà

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