Trovare grazia nel caos della genitorialità

Par Magazine Avventista

Urlare contro i bambini, soprattutto i più piccoli, sembra efficace. Smettono subito di fare quello che stanno facendo (o che non dovrebbero fare) e iniziano a ubbidire.


Tuttavia, ecco perché gli esperti raccomandano di riservare le urla solo a quando dobbiamo proteggerli da un pericolo o una minaccia imminente (come quando stanno per correre in mezzo al traffico).


1.È una soluzione a breve termine

        Anche se urlare può produrre un risultato immediato, in realtà non affronta il problema del comportamento. Uno studio su ragazzi e ragazze di tredici anni ha rilevato che le urla hanno portato a livelli maggiori di cattiva condotta l’anno successivo.

        2. Smettono di ascoltare

        Immagina qualcuno il doppio di te, con il volto contratto dalla rabbia che ti parla a voce (troppo) alta. L’unica cosa che vorresti fare è scappare e nasconderti. Ancora peggio, così il bambino impara semplicemente ad avere paura di te.

        3. Urlano a loro volta

        La dottoressa Laura Markham è psicologa clinica e autrice di “Peaceful Parent, Happy Kids: How to Stop Yelling and Start Connecting” (letteralmente, Genitori pacifici, figli felici: come smettere di urlare e iniziare a connettersi davvero). “Urlare spaventa i bambini. Li porta a indurire il cuore nei nostri confronti. E quando urliamo, i bambini entrano in modalità attacco, fuga o blocco, quindi smettono di imparare qualunque cosa stiamo cercando di insegnare. Inoltre, le urla li abituano a darci retta solo quando alziamo la voce. E li allenano a urlare contro di noi”, scrive sul suo sito.

        Se hai urlato ai tuoi figli (e diciamolo, chi di noi non l’ha fatto?) puoi stare tranquillo, non hai causato danni irreparabili. Come afferma lo psichiatra infantile Kyle Pruett: “[Pensare di aver causato danni duraturi urlando a tuo figlio è] una visione un po’ narcisistica della genitorialità. Perché ci sono moltissime altre forze in gioco, compresi i loro stessi processi di sviluppo neurale”.


        Allora, cosa dovrei fare?

        Anche se davvero non dovremmo urlare ai nostri figli, ciò che conta è quello che facciamo dopo aver urlato.

        “Se sappiamo modellare le scuse quando abbiamo fatto qualcosa di sbagliato e raccontare ai nostri figli quali passi faremo per migliorare e cambiare il nostro comportamento la volta successiva, loro imparano cosa significa crescere”, spiega la psicologa Collett Smart.

        Il segreto sta in un concetto che gli esperti chiamano “rottura e riparazione”. Nella realtà, il nostro rapporto con i figli a un certo punto (o più volte al giorno) si incrinerà, a causa di urla, rabbia o frustrazione. La riparazione consiste nella capacità di parlarne con loro in un secondo momento, quando ci siamo calmati, e di chiedere scusa per quella frattura.

        Ovviamente, rottura e riparazione non sono un lasciapassare. Non significa che possiamo continuare a “rompere” quando e dove vogliamo. Dobbiamo comunque imparare dagli errori e fare meglio la volta successiva. La chiave è mostrare un po’ di compassione verso noi stessi e riuscire ad andare oltre ciò che abbiamo sbagliato.

        I bambini non hanno bisogno di un genitore perfetto. Hanno bisogno di un genitore presente e amorevole che non abbia paura di riconoscere i propri errori e chiedere scusa quando serve.


        Di Melody Tanun’appassionata sostenitrice dell’empowerment genitoriale attraverso la connessione, la fede e il coinvolgimento digitale. È responsabile del progetto “Mums At The Table”. Vive a Sydney con il marito e suo figlio, che frequenta la scuola primaria.

        Fonte: https://st.network/analysis/top/finding-grace-in-the-chaos-of-parenting.html

        Traduzione: Tiziana Calà

        Commentaires

        Ajouter un commentaire

        Votre commentaire sera modéré par l'équipe du site si nécessaire.