Zaccaria: dall’incredulità alla lode

Par Magazine Avventista

Quando le preghiere sembrano senza risposta, la fede può trasformarsi in incredulità e la speranza in scetticismo. D’altra parte, Dio può intervenire nei momenti più inattesi, offrendo risposte inaspettate, com’è accaduto nella vita di Zaccaria.


Nel primo capitolo del Vangelo che porta il suo nome, Luca racconta gli eventi che precedono la nascita di Gesù Cristo attraverso la storia dei genitori di Giovanni Battista. Zaccaria ed Elisabetta erano una coppia anziana che desiderava da tempo dei figli ma non riusciva ad averne. Non perché Dio non li avesse benedetti, né perché avessero fatto qualcosa di sbagliato; al contrario, entrambi sono presentati come persone giuste davanti a Dio. Pregavano e aspettavano, ma con il passare degli anni avevano perso la speranza.

Non avendo figli, si erano dedicati alla loro vita quotidiana e al loro ministero. Zaccaria, discendente della tribù Levi, era un sacerdote “del turno di Abiia” (Luca 1:5) (1). Secondo l’organizzazione stabilita al tempo di Davide (cfr. 1 Cronache 24:7–19), la casa di Abiia era l’ottava delle ventiquattro case che servivano nel tempio. Ogni gruppo di sacerdoti serviva due settimane non consecutive all’anno, in primavera e in autunno, tranne che durante le grandi feste, quando tutti i sacerdoti erano chiamati a collaborare. Secondo i calcoli tradizionali, la prima settimana di servizio della casa di Abiia era prima di Pentecoste. Zaccaria iniziava il suo servizio subito dopo il sabato e lo concludeva il giorno dopo il secondo sabato. Dopo questo periodo di servizio e di festa, nel mese di giugno, Zaccaria poteva tornare a casa (2).


Dall’incredulità alla lode

Durante la sua prima settimana di servizio al tempio, Zaccaria venne scelto a sorte per offrire l’incenso nel luogo Santo, un privilegio concesso a un sacerdote una sola volta nella vita (3). Con quanta cura Zaccaria si sarà preparato per quel momento! Mentre la folla pregava all’esterno, Zaccaria entrò nella prima sala del tempio. Era solo davanti a Dio, o almeno così credeva.

Mentre il profumo dell’incenso saliva, Zaccaria vide, alla destra dell’altare, una presenza inattesa: l’angelo Gabriele. Nel momento più santo del suo ministero, Dio scelse di comunicargli la notizia che Zaccaria aveva atteso per tutta la vita. Il messaggio di Gabriele, che fornisce anche dettagli sul futuro del bambino, è semplice: “Non temere, Zaccaria, perché la tua preghiera è stata esaudita; tua moglie Elisabetta ti partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Giovanni. Tu ne avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno per la sua nascita” (Luca 1:13-14).

La preghiera che aveva innalzato così tante volte, e che sembrava dimenticata, veniva ora esaudita proprio quando il vecchio sacerdote se l’aspettava di meno. La sua reazione, però, fu sorprendente. Di fronte a un miracolo divino, esita e chiede: “Da che cosa conoscerò questo? Perché io sono vecchio e mia moglie è in età avanzata” (Luca 1:18). Posto davanti a un segno miracoloso, Zaccaria chiede incredulo un altro segno.

Dal punto di vista umano, la sua incredulità è comprensibile: ha atteso per tutta la vita e ora, quando tutto sembra impossibile, una visione celeste gli offre qualcosa che la ragione non riesce più ad accettare. La voce dell’angelo lo riporta alla realtà: “Io sono Gabriele che sto davanti a Dio, e sono stato mandato a parlarti e ad annunciarti queste liete notizie” (Luca 1:19). Tuttavia, poiché aveva dubitato della parola di Dio, pronunciata proprio lì nel luogo Santo, Zaccaria sarebbe rimasto muto fino alla nascita del figlio promesso, Giovanni, che in seguito sarà conosciuto come Giovanni Battista. E così è stato; uscendo dal tempio, Zaccaria fa capire alla gente che non poteva parlare. Torna a casa senza pronunciare una sola parola. Il segno che Zaccaria aveva chiesto era lui stesso. Nove mesi dopo è nato Giovanni Battista (4).

Otto giorni dopo la nascita del bambino promesso, quando gli venne chiesto come chiamarlo, Zaccaria scrive su una tavoletta: “Il suo nome è Giovanni” (Luca 1:63). In quel momento “la sua bocca fu aperta e la sua lingua sciolta, ed egli parlava, benedicendo Dio” (v. 64). Dopo nove mesi di silenzio, le prime parole di Zaccaria sono state un canto di lode e di gratitudine, perché Giovanni avrebbe annunciato il Messia, adempiendo così le promesse divine.


Un Dio che risponde

La storia di Zaccaria ci mostra come la misericordia di Dio possa trasformare la paura e l’incredulità nel riconoscimento di un disegno divino che va oltre la nostra vita personale. Come Zaccaria, possiamo rimanere delusi dalla mancanza di risposta a certe preghiere. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, il silenzio apparente di Dio di fronte alle nostre richieste può erodere la nostra fiducia in lui. Quando non riceviamo risposta a ciò che riteniamo ci potrebbe dare compimento, la nostra fiducia in Dio rischia di ridursi a un semplice assenso intellettuale alle verità a cui diciamo di credere. Questo assenso mentale può mascherare in modo sottile uno scetticismo verso gli interventi divini quando non avvengono nei tempi e nei modi che ci aspettiamo. Questa diffidenza latente può persino coesistere con attività religiose, come illustra la situazione di Zaccaria.

Per fortuna, Dio non è limitato dalle nostre aspettative. Egli sa meglio di noi che cosa può darci una soddisfazione profonda. Gli angeli di Dio continuano ad annunciare che Gesù Cristo si è incarnato, ha vissuto, è morto ed è risorto per noi. Tuttavia, è possibile accettare queste verità solo sul piano intellettuale, senza fidarsi davvero del fatto che Gesù Cristo è il nostro Salvatore e che si è incarnato perché avessimo la vita in abbondanza. Impegniamoci ad andare oltre l’intelletto e a credere che la vita che ci offre è una vita che conta, ha valore e ci dà un significato che va oltre questo mondo: la vita eterna. Accolta con fede, questa buona notizia trasforma l’incredulità in gratitudine.

  • I seguenti dettagli tecnici sono adattati da Richard Davidson, “Christmas Festival of Lights”, Andrews University Seminary Studies, vol. 44, n. 2, 2006, pp. 198–199. 
  • Per stimare il periodo dell’anno in cui Zaccaria prestò servizio nel tempio, sono necessari alcuni dettagli. L’anno ebraico aveva 12 mesi di circa 30 giorni ciascuno. Poiché c’erano 24 case sacerdotali, questo corrisponde a 48 settimane. A queste si aggiungono circa tre settimane di grandi festività (Pasqua, Pentecoste e Festa delle Capanne), che coprono l’anno religioso ebraico. Supponendo che il servizio del tempio iniziasse il primo giorno di Nisan, vi sarebbero due settimane fino alla Pasqua (cioè due turni), la Pasqua stessa (quando tutti erano chiamati a servire), e altre sei case fino alla Pentecoste.
  • Darrell L. Bock, Luke 1:1–9:50, Baker Exegetical Commentary on the New Testament, Baker Academic, Grand Rapids, 1994, p. 79.
  • La cronologia proposta da Davidson implica che Gesù Cristo sia nato durante la Festa delle Capanne. Per i dettagli, si vedano le pagine 200-201 dell’articolo di Davidson.

Di Dan‑Adrian Petre, che è convinto che anche quando ci troviamo in mezzo all’incredulità, Dio continua ad avvicinarsi per presentarci Gesù e farci comprendere che solo il Messia può trasformare il nostro scetticismo in speranza.

Fonte: https://st.network/analysis/top/zechariah-from-disbelief-to-praise.html

Traduzione: Tiziana Calà

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